martedì 6 febbraio 2018

UN RAGAZZO D'ORO - Eli Gottlieb

Volevo essere su quel treno. Ho sentito arrivare sulla faccia il mio sorriso speciale. Andava sempre più veloce. Sentivi il futuro che gradualmente premeva per entrare nel tuo corpo mentre il treno continuava ad accelerare lasciandosi alle spalle il tempo in cui tutto restava uguale. Volevo che il treno abbandonasse i binari e si lanciasse in quel futuro. Volevo che sconfiggesse la gravità e gradualmente diventasse senza peso mentre volava dritto verso il sole. Ho stretto fortissimo i pugni e ho piegato la testa sulle ginocchia. Magari sarebbe successo proprio stavolta. Magari potevo andare via e non tornare mai più.



Un ragazzo d’oro di Eli Gottlieb, uscito a gennaio per minimum fax con la traduzione di Assunta Martinese, è uno di quei libri di cui, per parlarvene al meglio e farvi capire quanto io lo abbia amato, sarebbe sufficiente riportare un paio delle tante belle citazioni che ho segnato durante la lettura. Frasi e pensieri apparentemente semplici, come si pensa lo siano quelli delle persone con un grave deficit cognitivo congenito come quello di Todd Aaron, il protagonista del romanzo.
Ha undici anni quando sua madre lo porta in una comunità di cura per bambini autistici. È una giornata di pioggia, lui ha paura ma al tempo stesso si fida di sua madre, sa che non gli farebbe mai del male e sa che presto ritornerà a casa.
La pioggia che cadde quel giorno adesso ha quarantun anni ma ogni volta che piove è come se un po' di quella pioggia stesse ancora cadendo, cade ancora.
Sono passati più di quarant'anni e Todd a casa non è mai tornato. I genitori sono morti, il fratello vive ancora dove vivevano da ragazzini, dall'altra parte del paese rispetto al Payton LivingCenter dove ora lui vive e, in qualche modo, si è fatto una sua vita. Legge l’enciclopedia britannica, ascolta la musica nelle cuffie, partecipa alla vita della comunità, svolge con attenzione tutti i lavoretti che gli vengono assegnati e tutte le mattine prende le pillole che nel corso degli anni gli sono state prescritte per aiutarlo ad affrontare le sue crisi, i suoi volt improvvisi. Todd a suo modo è felice e sereno, anche se il ricordo di sua madre è sempre presente in lui, così come la voglia di tornare a casa. Anche di suo padre si ricorda, e di tutte le botte e le violenze che gli ha inferto, incapace di accettare la sua diversità. Della sua famiglia è rimasto solo il fratello, che ogni tanto gli telefona, gli rinfaccia gli enormi sacrifici che sta facendo per lui e gli dice sempre che no, a casa non può tornare. Lui sembra essersi dimenticato di quello che faceva passare a Todd da bambino, forse convinto che Todd stesso non se ne ricordi.
L’equilibrio di Todd al Payton si spezza quando, quasi contemporaneamente, arrivano due nuove persone. Il primo è Mike Hilton, un nuovo operatore, che fin dalla prima volta che lo vede, lo terrorizza perché gli ricorda suo padre. La direzione del centro crede che sia fondamentale per i due andare d’accordo e quindi li mette a lavorare insieme. La seconda è Martine, una ragazza “ad alto funzionamento”, già cacciata da diversi istituti per la sua insubordinazione, verso cui Todd prova una forte attrazione, al punto da lasciarsi convincere a smettere di essere quel ragazzo d’oro che fin da bambino sua madre gli ha detto di essere.
Nel 1177 Lancillotto pensava che su Ginevra splendesse sempre il sole. Pensava che lei fosse pura come la neve. Pensava che fosse una persona perfetta. Pensava che forse non era mai esistito nessuno più perfetto di lei in tutta la storia del mondo.
Lancillotto ne era davvero convinto.
Quello era amore.
Un ragazzo d’oro è un libro sorprendente. Dolcissimo e terribile al tempo stesso, con un protagonista semplicemente indimenticabile. Ho amato Todd fin dalla prima pagina, per la sua tenerezza e la sua ingenuità, per la sua visione del mondo semplice eppure molto più profonda di quello che all'apparenza potrebbe sembrare, per i suoi ricordi, per la sua voglia di tornare a casa e per il suo amore per sua madre, mai messo in dubbio, nemmeno dopo quarant'anni e dopo un apparente abbandono.
Le cose finiscono, bimbo mio. Finiscono le persone e finiscono le case e finiscono le famiglie e finisce tutto tranne una cosa, che è l'amore. L'amore tra le persone e specialmente quello tra una madre e i suoi figli non finisce, non finisce mai. Mi hai capito? L'amore non finisce. Scorre come un fiume attraverso il mondo. Chiudi gli occhi e sentirai montare la piena.
Eli Gottlieb narra dell’autismo in prima persona, mettendone in evidenza ogni aspetto, senza edulcorazioni né pietismi, e raccontando le realtà di queste comunità, con tutte le difficoltà e il duro lavoro di chi questi luoghi li gestisce per dare un equilibrio a chi ci vive. Ma parla anche dei pericoli, delle cattiverie di chi pensa che, avendo queste persone dei problemi neurologici, sia possibile manipolare e usare a proprio piacimento, incuranti del dolore che si possa provocare.

Fin da quando ho letto per la prima volta la trama di questo romanzo sapevo che mi sarebbe piaciuto. Ma non immaginavo così tanto. Mi sono ritrovata a fare il tifo per Todd e per la sua serenità. A sperare che riuscisse davvero a tornare a casa, ma soprattutto che non gli succedesse mai più niente di male, che potesse essere sereno e felice tra le pagine della sua Enciclopedia Brittanica, in mezzo agli altri abitanti del centro e, soprattutto, ai suoi ricordi belli. Nonostante tutto.


Titolo: Un ragazzo d'oro
Autore: Eli Gottlieb
Traduttore: Assunta Martinese
Pagine: 274
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: minimum fax
Prezzo di copertina: 17,50 €
Acquista su Amazon:
formato cartaceo:Un ragazzo d'oro
formato ebook: Un ragazzo d'oro

2 commenti:

  1. Molto difficile parlare di autismo in prima persona, se autistici non lo si è.
    Conosco bene il problema, avendo un bambino con questo disturbo, e naturalmente avevo notato questo libro. Se ti sei commossa tu ... figuriamoci che impatto emotivo può avere su di me ...

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    1. Sì, immagino che chi la viva in prima persona questo libro lo senta ancora di più. Pero sì, secondo me merita, perché dà un punto di vista molto onesto :)

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