venerdì 27 ottobre 2017

UNA VITA NON MIA - Olivia Sudjic

Avete mai sentito davvero, ardentemente, di non sapere chi siete? Fate mai qualcosa per poi pensare, Chi è al posto di comando? Come se un comandate pazzo vi avesse chiusi fuori dalla cabina di pilotaggio. Io sicuramente sì. Provo una specie di vertigine che mi lascia tremante. Immagino che la proviamo tutti quando compiano una scelta che ci sembra difficile, e a volte è vero che non sappiamo chi siamo perché non sappiamo chi dovremmo essere, o chi vogliamo essere.

Da quando esistono i social, a tutti è capitato almeno una volta di seguire quasi compulsivamente qualcuno che non si conosce: sbirciamo il suo profilo facebook per scoprire qualche aggiornamento, controlliamo su instagram l’ultima foto che ha postato o guardiamo su twitter quale messaggio di 140 caratteri ha lanciato nell’etere. Niente di patologico nella maggior parte dei casi: piccola e semplice curiosità aiutata dal fatto che chi condivide queste cose ha un profilo pubblico e quindi vuole farsi leggere e seguire. 
A volte, però, tutto questo può sfociare in una vera e propria ossessione, soprattutto se si è in cerca di risposte sulla propria vita e il proprio passato e si tende a pensare di poterle trovare un po’ ovunque.
È quello che succede a Alice Hare, la protagonista ventitreenne di Una vita non mia, romanzo di esordio di Olivia Sudjic, pubblicato da minimum fax e tradotto da Chiara Baffa.


Alice vive in Inghilterra con la madre, dopo che il padre è scomparso nel nulla durante la loro permanenza in Giappone qualche anno prima. Un giorno è uscito di casa per andare al lavoro e non è più tornato. Forse era depresso, dopo che le delusioni lavorative negli Stati Uniti lo avevano spinto a cercare un lavoro stabile in Giappone, lontano da tutto e da tutti. 

Questa sparizione non ha mai smesso di tormentare Alice, un tormento amplificato dalle lettere che la ragazza riceve da Silva, sua nonna, che vive a New York. Ed è da lei che Alice decide di andare, in cerca di risposte. Ed è sempre a New York che incrocia, prima virtualmente e poi fisicamente, Mizuko Himura, una scrittrice giapponese che sembra avere molto in comune con lei e verso cui sviluppa una certa ossessione, fatta di foto pubblicate su instagram e attese spasmodiche di spunte blu che sembrano non voler arrivare mai. Intanto, grazie ai social, a Wikipedia e ad altre avveniristiche app, Alice compie indagini su se stessa e sul suo passato, ma anche su quello di Mizuko e delle altre persone che, in quel momento, sono nella sua vita, per arrivare a scoprire uno strano intreccio, un vortice di odio e amore che sembra collegare tutti. E da cui si può scappare solo andandosene, o cliccando sul tasto “non seguire più”.

Raccontare la trama di Una vita non mia è molto complicato, perché è ricca di intrecci, di trame e sottotrame, di salti nel passato e nel presente, di ricordi e sogni che si mescolano al quotidiano, di virtuale e reale che a volte non si riescono più a distinguere tra loro. Il tutto reso possibile da internet e dai social, e anziché risposte sembrano portare ad altre domande.
Detto così potrebbe sembrare un libro confuso, ma no, non lo è. O meglio, in parte forse sì, ma è una confusione voluta perché rispecchia quella che si crea quando le cose all'improvviso sembrano tutte sfuggirci di mano, ma soprattutto quando vogliamo disperatamente capire qualcosa, al punto da lasciar perdere ogni logica.
Se ci si lascia andare, poi, se si decide di affidarsi ad Alice e di seguirla in questa sua ricerca spasmodica di sé, questa confusione diventa chiara, comprensibile e quasi condivisibile (visto che stiamo parlando di social): perché ci si trova di fronte a una ragazza che, appena finita l’università, non sa esattamente cosa fare della sua vita; una ragazza il cui passato è stato segnato dalla scomparsa del padre e dalla conseguente reazione della madre, diventata nei suoi confronti quasi ossessiva; una ragazza che ha bisogno di capire chi era per decidere chi sarà in futuro e che spera, vivendo quasi in simbiosi con una donna con cui in qualche modo si identifica, di ritrovare finalmente la sua strada.
Proprio quella settimana, il mio ragazzo di allora mi aveva detto che l'amore non era altro che il ricongiungersi, dopo miliardi di anni, degli atomi delle stelle esplose.
«Chi te l'ha detto?», avevo chiesto immediatamente, sapendo che non poteva averlo pensato da solo
«Un fisico», rispose lui dopo una pausa risentita.
Essendo uno a cui piaceva spacciare le cose per sue, aveva letto l'ultimo New Yorker dalla prima all'ultima pagina. Mi ritrovai a pensare a quel che mi aveva detto mentre io e Mizuko camminavamo, e adesso sapevo che era vero.
Certo, Una vita non mia non è un romanzo semplice da leggere, perché seguire Alice e tutti gli intrecci che si creano nella sua vita richiede un certo sforzo mentale che però, arrivati alla fine, viene ripagato. Il romanzo offre tanti spunti di riflessione, sull'uso dei social e su come questi possono arrivare a condizionare la nostra vita, ma anche sul bisogno, umano e legittimo, di avere delle risposte alle domande passate, prima di potersene porre delle nuove.
Fermatevi un momento a pensare alla vostra vita senza Wikipedia. Dolce fonte di eterno conforto. Angelo dispensatore di informazioni. Pensate alla vostra vita senza l'opzione di ricerca su internet.
Approfitto dell’occasione per spendere due righe sulla nuova grafica minimum fax, lanciata ufficialmente a maggio durante il Salone del libro di Torino di quest’anno. Una grafica, a opera di Patrizio Marini e Agnese Pamparini, che mi piace molto, per diversi motivi: i colori, il modo in cui l’illustrazione si dipana nella copertina e, piccolo dettaglio che trovo molto importante, il nome del traduttore in copertina.


Titolo: Una vita non mia
Autore: Olivia Sudjic
Traduttore: Chiara Baffa
Pagine: 472
Anno di pubblicazione: 2017
Editore: minimum fax
Prezzo di copertina: 18,50 €
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formato cartaceo:Una vita non mia
formato ebook: Una vita non mia

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