lunedì 11 settembre 2017

PULVIS ET UMBRA - Antonio Manzini



A un anno e un mese di distanza da 7-7-2007, Antonio Manzini è tornato in libreria con una nuova avventura del vicequestore più fig… ehm… più burbero del mondo, Rocco Schiavone. 
Un libro che ho atteso molto, questo Pulvis et umbra (uscito per Sellerio il 31 agosto), soprattutto dopo le emozioni che mi aveva trasmesso il volume precedente e dopo il successo della serie tv andata in onda l’autunno scorso su Rai2, in cui Rocco è stato interpretato da uno strepitoso Marco Giallini.

Da un lato, infatti, avevo una voglia matta di tornare ad Aosta, di scoprire come se la stava cavando adesso il vicequestore, dopo aver raccontato tutta la sua storia ai suoi superiori e aver dovuto fare i conti, ancora una volta, con i sensi di colpa. Volevo vedere anche come si stavano mettendo le cose tra Italo e Caterina, se il buon D’Intino era sempre così stordito e soprattutto come stava vivendo la situazione Seba, dopo aver perso l’amore della sua vita. Dall’altro, però, avevo paura che l’aver visto la trasposizione sullo schermo mi facesse un po’ perdere il gusto della lettura. 
Anche se molto spesso durante la lettura all’immagine di Rocco si sovrapponeva quella di Marco Giallini, devo dire che no, non è successo. Ho divorato Pulvis et umbra proprio come avevo fatto con i romanzi precedenti. E, proprio come con i romanzi precedenti, ora che l'ho finito non vedo l'ora che esca il prossimo.

La trama si sviluppa su due fronti: nella prima parte siamo ad Aosta, dove sulle sponde della Dora viene ritrovato il cadavere di una trans. Rocco e la sua squadra sono chiamati a indagare e il tutto sembra ruotare attorno al palazzo dove la donna esercitava. Ben presto, però, il vicequestore si rende conto che c’è qualcosa di potente dietro a questa storia, qualcosa su cui forse non dovrebbero indagare e che potrebbe mettere a rischio la vita sua e dei suoi agenti. Nella seconda parte, invece, si riprende il filo della storia romana: quella nata con Marina tanti anni fa, riportata alla luce con l’uccisione di Adele e che Rocco, per una volta, sta cercando di risolvere nel modo più giusto. Per se stesso, ma anche e soprattutto per non mettere ancor più nei guai il suo amico Seba. Il tutto si trasforma in una lunga caccia all’uomo, che da Roma si sposta verso nord, fino a un epilogo che è un colpo al cuore.

Ce ne sono tanti di colpi al cuore in Pulvis et umbra. Alcuni sono di pura tenerezza, come il bel rapporto che si sviluppa tra Rocco e il suo vicino di casa adolescente Gabriele, o quello con Lupa, la sua cagnolina che il vicequestore, anche in pubblico, non si fa alcun problema a chiamare amore; altri sono tradimenti e perdite di fiducia che sarà difficile, se non impossibile, recuperare. 

Già durante la lettura, mi sono ritrovata a pensare a quanto incredibilmente bravo sia Antonio Manzini nello scrivere le avventure di Rocco Schiavone. Siamo arrivati al sesto volume, con una trama secondaria che è partita dal primo (Pista nera) e che piano piano ha raggiunto il suo climax ed è presente ancora oggi. Avrebbe potuto logorarsi nel corso di sei romanzi. Iniziare a sfilacciarsi, diventare noiosa, perdere di forza e, perché no, trasformare quel gran personaggio di Rocco Schiavone in una macchietta di se stesso. E invece no, ogni romanzo è come il precedente e al tempo stesso ti lascia qualcosa di più. In ogni romanzo Rocco evolve, sviluppa sentimenti nuovi, diventa più riflessivo e meno impulsivo, matura in qualche modo. Tutto questo, ovviamente, sempre accompagnato dalla sua irriverenza, dalla sua ironia, oltre che dalle sue innumerevoli rotture di coglioni.

Pulvis et umbra mi è piaciuto tanto. Mi è piaciuto Rocco (vabbè, di lui sono innamorata, c’è poco da fare) e mi sono piaciute le storie e i personaggi che ruotano intorno a lui (con una menzione speciale a Michela Gambino, la nuova esperta della scientifica, nonché complottista). Certo, per il colpo di scena finale un po’ ci sono rimasta male, devo dir la verità, ma questo forse dimostra ancora di più quanto io ami questi romanzi e, soprattutto, la bravura di Antonio Manzini.

Ora non resta che aspettare un altro anno, per sapere come si rialzerà questa volta Rocco dalle mazzate che, di nuovo, si è preso.


Titolo: Pulvis et umbra
Autore: Antonio Manzini
Pagine: 403
Editore: Sellerio
Anno: 2017
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formato brossura: Pulvis et umbra

9 commenti:

  1. Ciao Elisa, anch'io ho letto il libro con un groppo in gola, e il colpo di scena finale mi ha fatto male! Pensa a come dev'essersi sentito Rocco...
    E ora, ancora un altro anno da aspettare per sapere come succederà alla sua vita, ai suoi rapporti con gli amici di sempre e al suo dolore.
    Ciao da Eva

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    1. Io ci sono rimasta malissimo, davvero! Povero Rocco :(

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  2. Ciao!! Noto che non sono l'unica ad essere rimasta male per alcuni avvenimenti del finale... sigh! Comunque, condivido anche tutto quello che hai detto a proposito del romanzo, di Rocco come personaggio e dell'abilità narrativa dell'autore :-)

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    1. Quel finale mi sa che ha sconvolto tutti :P

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  3. io questo l'ho adorato più del precedente, perché dopo aver letto anche i vari racconti sparsi nelle raccolte ho capito che la vita di Schiavone a Roma mi annoia. Mi piace quando è intrappolato ad Aosta e circondato dalla sua sgangherata squadra. Comunque condivido tutto quello che hai scritto, anche se io la serie tv l'ho abbandonata al secondo episodio, credo. Però a me una curiosità è rimasta da inizio a fine libro: chi cavolo è la mamma del vicino??? poi quell'accenno al padre del ragazzo di cui dovevano liberarsi... insomma speravo in un colpo di scena intorno a questo personaggio, o semplicemente mi sono fatta in testa troppo film!

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    1. Anche io preferisco di gran lunga quando Rocco è ad Aosta, però 7-7-2007 l'ho adorato per la storia di Marina :)
      Sulla mamma del vicino, secondo me, si scoprirà qualcosa nei volumi successi :P

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  4. Quanto avrei voluto abbracciare Rocco per consolarlo...a Mantova poi, mi veniva pure comodo! Concordo con tutto ciò che hai scritto.
    Bacioni

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    1. Ahahah avresti potuto in effetti :D

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  5. l'ho veramente amato questo ultimo, forse ancora più di tutti gli altri.
    Manzini ha creato un personaggio indimenticabile!

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