mercoledì 3 maggio 2017

DIECIMILA. Autobiografia di un libro - Andrea Kerbaker

Il 5 aprile ha fatto il suo ingresso nella mia collezione il volume numero 10.000. Nell'occasione, uno di loro ha chiesto la parola; voleva rievocare la sua ultima sosta in una libreria. Questa è la storia che ha raccontato.

Quando mi viene chiesto come mai i libri mi piacciano così tanto, una delle risposte che mi ritrovo a dare più di frequente è “per le storie che raccontano”.
Non solo quella o quelle che contengono, ma anche tutte quelle che fanno da contorno. La storia dell’autore che l’ha scritto, per esempio. La storia della sua pubblicazione, di chi ci ha lavorato oltre all’autore, di chi con il furgone l’ha portato in libreria, del libraio che l’ha messo sui suoi scaffali e poi, ovviamente, quella di ogni singolo lettore che lo legge.
Tutte queste storie, tutte queste vite gravitano attorno a ogni singolo libro che esce in commercio. A volte in modo più profondo e marcato, altre solo in un fugace passaggio.

Questo processo si amplifica con i libri usati. Un libro usato racconta la storia che contiene ma anche quella di tutte le mani che lo hanno sfiorato nel corso, a volte, di tanti, tantissimi anni. Ed è proprio partendo da questa idea che Andrea Kerbaker, uno dei più grandi bibliofili italiani, ha scritto Diecimila. Autobiografia di un libro, da poco ripubblicato da Interlinea edizioni.

Con l’ingresso nella sua collezione del volume numero 10.000, Andrea Kerbaker ha voluto dare voce a uno dei suoi libri, perché raccontasse la sua storia, prima di approdare nei suoi scaffali.
E così, questo libro di cui non si dice mai il titolo racconta della sua ultima esperienza nella libreria antiquaria che temeva sarebbe stata la sua ultima spiaggia. La libraia che l’ha acquistato, infatti, ha dato a lui e ad altri suoi compagni di scaffale un ultimatum di un mese, scaduto il quale sarebbero stati destinati al macero. Il libro è un po’ preoccupato, ma cerca di non darlo troppo a vedere, mettendosi a raccontare la storia dei suoi proprietari passati per attirarne uno nuovo. Sarebbe il suo Numero Quattro e vorrebbe tanto che fosse una donna. Perché, dopo l’emozione di essere sfogliato dalla moglie del suo Numero Uno, le sue pagine non sono mai più state accarezzate da una mano femminile. 

Attraverso il suo racconto, che abbraccia quasi un secolo, di cui è spettatore delle evoluzioni culturali e sociali tramite tre tipologie di proprietari e lettori diversi, scopriamo quali sono le emozioni che i libri provano: soffrono, per esempio, se le loro sovracoperte vengono danneggiate o scompaiono nel tempo (e ancora di più se succede qualcosa alle loro pagine!):

La mia sovracoperta era a brandelli, da medicare con nastro adesivo. Ci deve aver pensato, probabilmente: ho visto che la considerava con un certo riguardo. Dieci secondi, forse; poi ha scosso la testa con un sospiro e l’ha buttata nel cestino di vimini. So che è la fine che attende quasi tutte; per la mia era troppo presto, e in ogni caso è stata una fitta lacerante. Nessuno mi ha mai strappato una pagina, per fortuna; suppongo si provi un dolore analogo: una puntura forte che non lascia intatta neppure una fibra della carta. Di colpo mi sono sentito anziano e infinitamente meno attraente; una sensazione che non mi ha mai abbandonato.

Scopriamo che i libri, quando sono sulle mensole delle librerie, tra di loro si parlano, si raccontano le proprie storie e cercano un po’ di consolarsi quando le cose non vanno tanto bene. E tutti hanno paura di quel triste destino che è l’essere dimenticati. O peggio, trasformati in una scatola da imballaggio.
Dopo, riciclo. Per divenire, magari, cartone da imballaggio, con l’immagine del bicchiere e le scritte This side up; oppure una scatola di aspirina; o di dentifricio. Forse questo è il destino peggiore: trasformato in un parallelepipedo leggero e sostanzialmente inutile, affollato di indicazioni paramediche che nessuno legge mai, neppure per errore. Comprato in un supermercato e sbattuto in un carrello tra formaggio e insalata; appena a casa, gettato in un cestino insieme ai fazzoletti sporchi. Il sacco nero della spazzatura; l’inceneritore o la discarica. Capolinea. Voi non ci crederete, ma qui giace un romanzo a suo tempo di una certa fama.

Per fortuna esiste chi riconosce il valore di certi libri e, proprio come Andrea Kerbaker, li salva.

Diecimila. Autobiografia di un libro è una piccola perla, che ogni amante dei libri (soprattutto di quelli usati, ma anche di quelli nuovi) dovrebbe leggere e conservare nella sua libreria. 
A me ha fatto molto sorridere, anche perché io da sempre immagino i miei libri che parlano tra di loro quando io non li vedo e che magari mi maledicono per averli messi vicino a qualcuno con cui non vanno d’accordo. E leggere il racconto in prima persona di questo libro mi ha anche un pochino commossa: perché lui, alla fine, è stato salvato (il libro protagonista, ma anche Diecimila stesso, pubblicato nel corso degli anni da tre editori diversi: All'insegna del Pesce d'oro di Vanni Scheiwiller, Frassinelli e ora da Interlinea) ma molti altri di altrettanto valore invece no: giacciono dimenticati da qualche parte o sono stati trasformarti in scatola di dentifricio.

E adesso sicuramente farò ancor più attenzione alle sovracoperte e, soprattutto, a tutti i sentimenti che i miei libri possono provare.


TITOLO: Diecimila. Autobiografia di un libro
AUTORE: Andrea Kerbaker
PAGINE: 76
EDITORE: Interlinea edizioni
ANNO: 2017
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2 commenti:

  1. non potrei mai leggere un libro che mi fa sentire per come effettivamente maltratto le sovracoperte.
    Se poi ce l'avesse anche con chi butta/perde le fascette sarei perduta :(

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    1. Be' credo siano così tutti i bibliofili, in realtà :) Io anche prima buttavo le fascette senza minimamente pormi il problema... poi però mi hanno fatto riflettere sul valore (proprio economico!) che daranno al libro in futuro, e ora ci faccio un pochino più attenzione :P

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