sabato 3 dicembre 2016

La mia prima volta a Più Libri Più Liberi: gli incontri a cui vorrei partecipare

Ebbene sì, quest'anno andrò anche io, per la prima volta, a Più Libri Più Liberi, la fiera nazionale della Piccola e Media editoria che si tiene a Roma, al Palazzo dei Congressi dell'Eur, da mercoledì 7 a domenica 11 dicembre.



Inutile dire che non vedo proprio l'ora. Sono anni che cerco di organizzarmi per andare e anni che, per un motivo o per l'altro, alla fine non ci sono mai riuscita. Ci voleva Luca, che sarà là per lavoro tutti e cinque i giorni allo stand di NN editore, a darmi finalmente la spinta giusta per andarci. E quindi mi troverete a gironzolare per gli stand e a seguire incontri e conferenze dal mercoledì alla domenica (con qualche pausa di tanto in tanto per fare un giretto a Roma, ché sotto Natale è ancora più bella).

Ho dato un'occhiata al programma, non così vasto eppure non così semplice da consultare (mettete gli eventi in ordine d'orario, porca miseria!) e sono riuscita a segnare alcuni degli incontri che più mi interessano e che vi segnalo qui.

MERCOLEDÌ 7
ore 14
L’andamento del mercato 2016 alla vigilia del Natale e la piccola editoria. Da un’editoria mainstream a una indistream? - Sala Aldus Room

ore 15
Tempo di libri. Fiera dell’editoria italiana (19-23 aprile 2017) - Sala Rubino

ore 17
Longform: i libri tutto l’anno - Caffè letterario

GIOVEDÌ 8
ore 13
Come è cambiata la piccola editoria negli ultimi 10 anni. Editori allo specchio - Sala Aldus Room

ore 15
Una perfetta geometria. Presentazione del romanzo di Giorgio Serafini Prosperi - Sala Turchese

ore 16
“7-7-2007” e “La fabbrica di stelle”. Presentazione dei romanzi di Antonio Manzini e di Gaetano Savatteri - Sala Diamante

ore 18
Più Gorilla Più Sapiens Reading - Caffè letterario

VENERDÌ 9
ore 13
Arrivare ai non lettori (tra letti di notte, giri d’Italia e librerie) - Sala Turchese

ore 16
Americana. Presentazione del libro di Luca Briasco - Sala Turchese

ore 16.30
Fantastic Mr. Dahl - Spazio ragazzi

 ore 18
A che servono i Saloni del Libro - Sala Diamante

SABATO 10
ore  13
Overlove. Presentazione del libro di Alessandra Minervini - Sala Corallo

ore 16
Warlock. Presentazione del libro di Oakley Hall - Sala Turchese

DOMENICA 11
ore 16
Un solo paradiso. Presentazione del libro di Giorgio Fontana - Sala Rubino

ore 19
Tre maestri (involontari): Cortázar e altri sudamericani militanti - Sala Turchese


Sicuramente ci sono molti altri incontri e presentazioni interessanti, ma queste sono quelli che più interessano a me e a cui farò di tutto per partecipare (anche se in alcuni casi è richiesto il dono dell'ubiquità oppure una giratempo).

E quindi, niente, per chi non ci sarà, cercherò di raccontare sulla pagina Facebook e su Twitter l'aria di questa fiera e gli eventi a cui parteciperò. Per chi invece sarà presente uno di quei cinque giorni e vuole fare due chiacchiere, mi potrà riconoscere dalla solita borsa rampante (o trovarmi spesso allo stand NN). Se no, ci si può anche vedere per un caffè o una bella amatriciana in centro (che Roma sotto Natale è bellissima l'ho già detto, sì?).

mercoledì 30 novembre 2016

ESCHE VIVE - Fabio Genovesi

Ci sono cose che sono proprio giuste, cose che semplicemente devono succedere per quanto sono belle, anche se poi non succedono. Ma non c'è problema, perché magari succedono domani, o il giorno dopo domani o quando gli pare a loro.


Mi capita spesso di scoprire un autore dall’ultimo romanzo che ha pubblicato e poi da lì, pian piano, riscoprire tutti i suoi lavori precedenti. Ovviamente lo faccio solo se il romanzo mi è piaciuto, o mi ha in qualche modo dato lo stimolo per leggere altro.

Il primo romanzo che ho letto di Fabio Genovesi è stato Chi manda le onde, uscito nel 2015 per Mondadori e anche finalista al premio strega di quell’anno (vinto poi da Nicola Lagioia). Mi ci ero avvicinata incuriosita dalla copertina, senza neanche lontanamente immaginare quanto me ne sarei poi innamorata. 
Quel libro è stato per me una grandissima rivelazione: per la storia, per lo stile, per l’incredibile caratterizzazione dei personaggi (il piccolo Zot rimarrà per sempre nel mio cuore) e per tutte le sensazioni che mi ha lasciato una volta terminata la lettura. E quindi, capite anche voi perché volessi assolutamente leggere qualcos’altro di Fabio Genovesi.
Poi, l’altra sera, in un Libraccio (sì, a Milano c’è un Libraccio aperto fino a mezzanotte, una cosa bellissima, soprattutto quando fuori piove e tu ci arrivi sottobraccio a una persona speciale) ho trovato in condizioni eccellenti e a un prezzo incredibile Esche vive. L’ho comprato e, la mattina dopo, ho iniziato a dare un’occhiata alle prime pagine. Senza sapere bene come, mi sono ritrovata in Toscana, a Muglione, completamente coinvolta nella storia di Fiorenzo e del campioncino.

Loro due sono i protagonisti della storia raccontata da Fabio Genovesi. Fiorenzo era una giovane promessa del ciclismo su cui molti, tra cui il padre stesso che lo allenava, puntavano. Finché non decide insieme a due suoi amichetti di provare a stanare il mostro del fossato dove va a trascorrere i suoi pomeriggi estivi. Come? Fabbricando una specie di bomba fatta di petardi, che non solo non stanano il mostro, ma gli portano via anche una mano. Fine dei sogni di gloria per Fiorenzo e, soprattutto, per suo padre.
Da quel giorno sono passati alcuni anni, Fiorenzo ha imparato a vivere con una mano sola e sta per finire le scuole superiori, anche se al frequentare le lezioni preferisce andare a pescare o lavorare nel negozio di articoli per la pesca di suo padre. Suona in una band metal e non ha alcuna esperienza con le ragazze. Ma, soprattutto, si ritrova a fare i conti con un’altra grande tragedia: l’improvvisa perdita della madre, avvenuta l’anno precedente e di cui si sente in qualche modo responsabile.
A peggiorare il suo stato d’animo arriva Mirko, un ragazzino tanto forte e bravo in bicicletta quanto ingenuo, che il padre di Fiorenzo porta a vivere a casa sua per trasformarlo in un vero campione. Fiorenzo, ovviamente, lo odia. Ma proprio grazie ai suoi tentativi di boicottarlo conosce Tiziana, che dopo aver studiato all’estero, ha deciso di tornare a Muglione per provare a cambiare le cose, e che ora si ritrova incastrata in una vita fatta di disincanto e disperazione.

Le storie di Fiorenzo, Tiziana e Mirko si intrecciano per tutto il romanzo, dando vita a una storia l’apparenza potrebbe essere banale, ma che invece va in profondità e tratta temi importanti. L’amicizia e l’amore, sicuramente, ma anche il non arrendersi, il darsi seconde possibilità e il fare i conti con se stessi e con il proprio passato. Il tutto scritto con uno stile divertente, scanzonato e serio al tempo stesso.

Sono scoppiata a ridere più volte, mentre leggevo Esche vive. E più volte mi sono anche fermata anche a riflettere di quel che veniva raccontato, su quel senso di insoddisfazione e di immobilità che riguarda un po’ tutti quelli che vivono in paesini come Muglione (e ce ne sono davvero tanti).
Ho riso e un pochino mi sono anche commossa, perché Fabio Genovesi dà seconde possibilità a tutti, dà a tutti una speranza, anche quando sembra davvero impossibile.
Fiorenzo ha detto che il suo sogno era comprarsi una barca e girare i mari, tu gli hai ricordato che il suo sogno era diventare famoso con la sua band e lui ha detto che era vero, ma che nella vita è meglio avere tanti sogni perché funziona come con le cartelle della tombola: più ne hai e più è probabile che vinci.

Non so se mi sia piaciuto di più Esche vive o Chi manda le onde. Non lo so davvero. Però so che mi piace tantissimo il modo in cui Fabio Genovesi racconta le sue storie e il modo in cui mi sento una volta arrivata alla fine.
Insomma, che cosa state aspettando a leggere Fabio Genovesi? Sono sicura che non ve ne pentirete.


Titolo: Esche vive
Autore: Fabio Genovesi
Pagine: 388
Editore: Mondadori
Anno: 2013
Acquista su Amazon:
formato brossura:Esche vive

lunedì 28 novembre 2016

NON È IL MIO GENERE! E invece (forse) sì! - romanzi gialli e thriller

Sabato 26 novembre si è tenuto il primo appuntamento di NON È IL MIO GENERE! ...e invece (forse) sì!, il nuovo ciclo di incontri in libreria, organizzato da me, Claudia di Il giro del mondo attraverso i libri e Stefania della Libreria Sulla Parola.

Sebbene fossero passati solo pochi mesi dalla conclusione dei nostri incontri precedenti (quelli di Una valigia di libri), devo ammettere che questi pomeriggi di chiacchiere, risate e condivisioni letterarie mi erano mancati un sacco.

E poi, grazie a un buon passaparola (e a un pr d'eccezione, che non posso non nominare... grazie Prof!), in questo primo incontro, dedicato ai romanzi gialli e thriller, eravamo davvero tanti.
E lo so che non dovrei, lo so che dovrei dire e dirvi che è normale che ai nostri incontri superfighi venga così tanta gente, però, ecco, io un pochino mi stupisco ogni volta del fatto che ci siano persone che decidono di passare un sabato pomeriggio a parlare di libri.

Grazie, quindi, a tutti coloro che hanno partecipato. A chi era già venuto nell'edizione passata e ha deciso di tornare. A chi è venuto per la prima volta e, spero, tornerà. A chi è intervenuto e ha fatto un po' di dibattito e a chi ha semplicemente ascoltato.
E, soprattutto, grazie a Claudia e Stefania per questa cosa bellissima che abbiamo creato.




Ma ora bando alle smancerie, passiamo ai libri consigliati!
Tra quelli arrivati sulla pagina dell'evento e quelli invece suggeriti dal vivo, i libri di cui si è parlato sono stati tantissimi. Come sempre, in quelli consigliati da blogger, trovate il link alla recensione.

Pista nera; La costola di Adamo; Non è stagione; Era di maggio; 7-7-2007 - Antonio Manzini (Sellerio)
Il ballo degli amanti perduti - Gianni Farinetti (Marsilio)
Favole di morte - Brigitte Aubert (Voland)
Un cinese a Buenos Aires - Ariel Magnus (gran vía edizioni)
Dieci piccoli indiani - Agatha Christie (Mondadori)
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome; Scrivere è un mestiere pericoloso  - Alice Basso (Garzanti)
 Il segreto dei suoi occhi - Eduardo A. Sacberi  (BUR)
Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati - Davide Bacchilega (Las Vegas edizioni)
Il quarto protocollo - Fredrick Forsyth (Mondadori)
Level 26 - Anthony Zuiker (Sperling & Kupfer)
I tre evangelisi - Fred Vargas (Einaudi)
La progenie; Trilogia di Nocturna - Guillelmo del Toro  (Mondadori)
Tra i malvagi - Linda Castillo  (Time Crime)
Appennino di sangue - Macchiavelli & Guccini (Mondadori)
La figlia sbagliata - Jeffery Deaver (Rizzoli)
Scomparsa; Il passato di Sarah - Chevy Stevens (Fazi)
La pietà dell'acqua - Antonio Fusco (Giunti)
Di seta e di sangue - Qui Xiaolong - (Marsilio)
Il mio nome era Dora Suarez - Derek Raymond -  (Meridiano Zero Noir)
Mr Gwyn - Alessandro Baricco -(Feltrinelli)
La serie di Agatha Raisin di M. C. BEaton (Astoria)
Anime nere -Gioacchino Criaco (Rubettino)
Bambini, ragni e altri predatori - Eraldo Baldini

E poi, sono stati citati e consigliati i romanzi in generale di: Jo Nesbø, Carlos Ruiz Zafón, Camilla Lackberg, Simenon, Izzo, Massimo Carlotto, Angela Marsons, Faye Kellerman, Massimo Lugli, Robert Galbraith, Margherita Oggero.


Oltre ai consigli letterari, si è parlato poi dei libri gialli in generale e della loro tendenza a essere trasformati in prodotti cinematografici e televisivi (con risultati non sempre idilliaci); poi della loro specificità e delle loro caratteristiche in base allo nazione in cui sono scritti e ambientati; di traduzione e poi del caso di Io uccido di Giorgio Faletti (lo sapevate che pare non l'abbia scritto lui, ma che sia una traduzione di un giallo americano? Io questa diatriba me l'ero persa!).

Come vi dicevo all'inizio, è stato un incontro davvero bello, da cui sono emersi, oltre ai consigli, tanti spunti di riflessione.

Per il mese di dicembre, gli incontri prendono una pausa e si ripartirà sabato 14 gennaio, con l'appuntamento dedicato ai racconti.

martedì 22 novembre 2016

IL VECCHIO E IL GATTO - Nils Uddenberg


Ho avuto il mio primo gatto quando ero piccolina. Ne ho un ricordo molto vago: si chiamava Pepe, era grigio striato ed è arrivato da noi nato da poco. La sua mamma era la gatta dei nostri vicini di casa di allora e lui tornava spesso da lei, al punto che alla fine è sembrato meglio per tutti che lo tenessero loro. O almeno, io la storia me la ricordo così, può anche darsi che questo fosse stato il modo più soft che i miei genitori avessero trovato per dirmi che era successo qualcosa di brutto.

Il secondo gatto è arrivato invece a dicembre del 2001. Un gatto arancione, che è entrato in casa aggrappato al maglione di lana di mio padre in cui si mimetizzava ed era talmente tanto piccolo e spaventato che ha passato tutta la serata nascosto sotto un mobile. Poi, piano piano, nei giorni successivi ha preso confidenza. Veniva con me sul letto a giocare la sera prima di dormire, oppure guardava la tv con noi appoggiato sul ginocchio di mio padre. E, soprattutto, è stato la fonte di consolazione e distrazione quando, poche settimane dopo, ne abbiamo avuto più bisogno. Miciu, si chiamava, e da cucciolo era davvero un po’ tonto (per esempio, una volta è caduto dentro la vasca da bagno piena d’acqua e l’ho dovuto ripescare; un’altra volta è salito sul tetto e proprio non riusciva a capire come fare a venire giù). Crescendo poi è diventato un gatto impestato, anche perché non lo abbiamo mai fatto sterilizzare (“non fare al gatto quello che non vorresti venisse fatto a te” è stata la motivazione data da mio fratello) e vivevamo in campagna. Se n’è andato quattro o cinque anni dopo, lasciando un esercito di figli e l’idea, nella mia mente, che ora sia in Messico a spacciare erba gatta.

E adesso c’è Luna, che vedete qui in posa nella foto insieme a  Il vecchio e il gatto di Nils Uddenberg, il libro di cui vi dovrei parlare in questa recensione, che però sta un po’ divagando. Luna è la gatta del mio compagno Luca e ha accettato in modo un po’ buffo il mio arrivo qui. Se Luca è in casa, quasi non mi considera. Se lui non c’è, Luna mi segue e sta quasi sempre vicino a me. È una gatta bellissima, buffissima e molto lunatica, che mi ha rubato il cuore fin dalla prima volta in cui l’ho vista, ancor prima di trasferirmi qui.
Leggendo Il vecchio e il gatto, pubblicato in Italia da Corbaccio con la traduzione di Lucia Barni e le bellissime illustrazioni di Ane Gustavsson, ho rivissuto almeno in parte i primi tempi della convivenza con Luna e, soprattutto, ho rivisto il bellissimo rapporto tra lei e Luca.



In questo libricino Nils Uddenberg racconta del suo rapporto con Micia, una gattina piombata all'improvviso nella vita sua e di sua moglie. Se l’è ritrovata una mattina, addormentata nel capanno degli attrezzi. “Non ci affezioniamo, mi raccomando” ha continuato a ripetersi la coppia. Ma come fai a non affezionarti quando vedi un animaletto peloso così buffo e coccolone? E quindi ben presto Micia è entrata in casa, ha trovato il suo posto d’onore nella famiglia e portato con sé alcune questioni logistiche da affrontare. Tipo a chi lasciarla quando i due padroncini sono via da casa (qui da noi viene il papà di Luca, a cui, proprio come a Luca, Luna riuscirebbe a far fare qualsiasi cosa); come insegnarle a usare la gattaiola e andare fuori a fare i bisogni (altro momento molto divertente con Luna, che per i primi giorni usava la gattaiola come un punchball, prendendo a zampettate lo sportellino senza riuscire però a capire quando fosse il momento giusto per infilarsi. Poi ha imparato da sola, dopo pochissimo tempo, come era prevedibile facesse); come entusiasmarsi di fronte ai regalini, solitamente morti, che porta in casa (questo per fortuna ancora non è successo); oppure anche solo come capire se Micia ha tutto quello di cui ha bisogno e, soprattutto, se davvero si è stati accettati (e questa è una cosa che mi domando ogni giorno, in quell'alternanza tra coccole e strusciamenti e indifferenza più totale).

Il risultato è un libro dolcissimo, che racconta davvero quanto intenso possa essere il rapporto tra un uomo e il suo animale domestico… e anche quanto un gatto possa farci rincoglionire a suon di 
fusa, musetti morbidi e buffe posizioni per dormire o per giocare. 
Proprio una storia d’amore, come recita il sottotitolo, che prende spunto anche da alcuni grandi della letteratura e dal loro rapporto con i gatti, e che spiega, in modo molto semplificato, alcune delle caratteristiche proprie dei felini (come funzionano le fusa, per esempio, ma anche il concetto di territorialità o semplicemente le dinamiche dietro alla creazione di un legame con un essere umano).

Il vecchio e il gatto è sicuramente un libro un po’ infantile a livello di stile, ma che riesce davvero a raccontare com’è la vita con un gatto in casa. Forse chi convive effettivamente con un gatto lo apprezzerà di più, perché ci riconoscerà quello che ha vissuto e vive tutti i giorni, ma soprattutto il grande amore che si prova.
Ma va bene anche per chi gatti non ne ha,  per chi ne ha avuti e ora non ne ha più, per chi vorrebbe averne, per chi adora gli animali e per chi (come me, se non si era capito) si fa rincoglionire completamente da un musetto carino.
E ora vado a fare due carezze a Luna, ché Luca non è in casa e si lascerà sicuramente coccolare.


Titolo: Il vecchio e il gatto - una storia d'amore
Autore: Nils Uddenberg
Traduttore: Lucia  Barni
Illustrazioni di: Ane Gustavsson
Pagine: 152
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Corbaccio
Prezzo di copertina: 12 €
Acquista su Amazon:
formato cartaceo: Il vecchio e il gatto. Una storia d'amore

mercoledì 16 novembre 2016

OVERLOVE - Alessandra Minervini

I ricordi di lei erano farfalle che ronzano intorno alla lampadina - insistenti - e una volta raggiunta la luce si elettrizzano e muoiono. Ma muoiono felici e innamorate. Simili a bambini che non conoscono l'amore, non sanno di provarlo, fino a quando non diventano grandi, e lo perdono. La mancanza che nutre l'amore.

Overlove di Alessandra Minervini è un libro che parla d’amore. Di tanti amori, in realtà. Nessuno perfetto. Nessuno felice.

C’è l’amore tra Carmine e Anna, a fare da filo conduttore a tutto il romanzo. Un amore intenso, ricco di passione, fatto di continui tira e molla e sensi di colpa, perché Carmine è sposato, perché Anna lo ama troppo, perché a volte l’amore è mancanza.
C’è quello tra Carmine e la moglie, che amore non è e forse non è mai stato, e che va avanti come semplice condivisione di una casa, divisa a metà da una riga, e di una figlia, che l’uomo adora. 
C’è quello tra Anna e sua madre Carla, che, dal suicidio del marito, vive davanti alla tv in compagnia dell’investigatrice infermiera Margareth Mitchell, unica persona in grado di tener viva la sua attenzione (e questo è stato l’amore che mi ha commossa e colpita di più).

Carla, avvicinandosi allo schermo, aveva congiunto le mani come in segno di preghiera, stringendole così forte che parevano scoppiare una nell'altra. Ringraziava il dio catodico di essersi ripreso, di non essere muto. Margaret Mitchell era di nuovo lì, nello schermo davanti al quale madre e figlia trascorrevano del tempo insieme, ogni giorno, invece di giocare a carte, invece di preparare il ciambellone, invece di cambiare stagione negli armadi, invece di abbracciarsi e piangere.

E poi c'è quello tra Anna e il padre sostituto; tra Anna e Mario, una vecchia fiamma del passato che torna nel presente; e, soprattutto, quello tra Anna e se stessa, sui cui lei non sembra concentrarsi mai.

Overlove è un libro che parla d’amore, dicevamo. Di troppo amore (perché sì, esiste davvero anche l’amare troppo), e di dolore. E Alessandra Minervini sceglie di raccontare tutto questo, la storia di Anna e delle persone attorno a lei, con uno stile frammentario, che alterna la terza persona con la prima, inserendo poi, qua e là, alcune piccole riflessioni, su quello che l’amore è o non è, che a volte spezzano la lettura e altre volte la rendono ancor più completa.

All’inizio la lettura di Overlove può sembra un po’ difficoltosa, per lo stile dell’autrice, ma anche e soprattutto per questo concetto di troppo amore. Perché sì, il romanzo inizia con una donna che lascia un uomo perché si amano troppo. Ed è un concetto non poi così semplice da comprendere. Man mano che si va avanti, però, si entra nella vita di Anna, in quella di Carmine, nei loro problemi, nei loro dolori, nella loro apparente incapacità di essere felici. O almeno di esserlo insieme.
Dal dolore non c'è scampo, le aveva detto Carla la prima volta che era caduta dalla bicicletta, a sette anni. Sul ginocchio di Anna la cicatrice era incollata da allora. La felicità si fa desiderare e la maggior parte delle volte arriva solo per tradire. Il dolore è una forma di onestà. Chi soffre è onesto. Come chi muore.
Un esordio narrativo notevole, questo di Alessandra Minervini, che, dopo un po’ di titubanza iniziale, è riuscito a tenermi incollata alle sue pagine e a portarmi a riflettere sul concetto di amore e su quanto, a volte, sia difficile abbandonarcisi. Una lettura che merita.

Titolo: Overlove
Autore: Alessandra Minervini
Pagine: 200
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: LiberAria editrice
Prezzo di copertina: 12 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Overlove

giovedì 10 novembre 2016

ROCCO SCHIAVONE - LA SERIE - il mio parere spassionato sulla prima puntata

Ieri sera su Rai2 è andata in onda la prima puntata di Rocco Schiavone, la serie tv tratta dai romanzi di Antonio Manzini pubblicati da Sellerio, che hanno come protagonista l’omonimo vice questore.
Se mi seguite già da qualche tempo, saprete quanto io sia innamorata di Rocco Schiavone: questo vice questore romano, spedito in punizione in Valle d’Aosta, che proprio non riesce ad adattarsi a quel clima così diverso e si ostina, nonostante il freddo e le condizioni climatiche avverse, ad andare in giro solo con un loden e con le Clarks. È davvero un gran personaggio, quello inventato da Antonio Manzini: un poliziotto un po’ burbero, che adora farsi una canna non appena arriva in ufficio al mattino, che non sempre è così rispettoso della legge che dovrebbe difendere e che, soprattutto, ha un doloroso passato alle spalle, che nei romanzi si scopre pian piano.

Sono innamorata di Rocco Schiavone, vi dicevo, e quindi quando ho saputo che sarebbe andata in onda una serie tv, sono stata molto combattuta tra un incontenibile entusiasmo e la paura che rovinassero tutto (e il fatto che la serie sarebbe stata per la Rai alimentava parecchio questa paura). Poi s’è scoperto che l’avrebbe scritta Antonio Manzini stesso, insieme con Maurizio Careddu, che sarebbe stata girata da Michele Soavi e, soprattutto, che a interpretare Rocco sarebbe stato Marco Giallini. Che è esattamente come io mi ero immaginata Rocco Schiavone leggendo i libri.
E quindi ieri (ma anche i giorni precedenti, in realtà) ho passato la giornata aspettando che arrivassero le 21.10 e che la prima puntata, tratta dal primo romanzo (Pista Nera), incominciasse.
Io, sul divano, mentre aspetto che inizi la puntata (foto di Luca, tutto intento a trollarmi)

Poi, una volta finita, ho scritto qualche commentino veloce su Facebook, per poi aspettare che passasse una notte per schiarirmi bene le idee e parlarvene come si deve. Alcune impressioni, dormendoci su, sono rimaste esattamente le stesse. Qualcuno è peggiorata.

I PERSONAGGI
Come dicevo prima, Marco Giallini È Rocco Schiavone. Ed è di una bravura incredibile. È riuscito a interpretare bene tutte le caratteristiche tipiche di questo personaggio: la sua apparente antipatia e stronzaggine, il suo menefreghismo per le regole, la sua dolcezza in determinati momenti e situazioni.
Ma è Rocco Schiavone anche nel senso che, se non ci fosse lui, la serie sarebbe un disastro. Se li mangia tutti, gli altri personaggi, ridotti, forse per esigenze di copione, forse per inesperienza degli attori che li interpretano, a delle mere macchiette.
Italo Pierron nel libro è ben caratterizzato: un poliziotto un po’ timido ma che con Rocco instaura subito un grande rapporto, nonostante la soggezione iniziale. Nella serie tv, almeno nella puntata di ieri, sembra un po’ uno scemo. Come se non sapesse molto bene che cosa deve fare ( o provasse soggezione per la bravura di Marco Giallini).
E lo stesso si può dire più o meno di tutti gli altri personaggi. I due poliziotti scemi; la Rispoli (di cui lacaratteristica principale emersa ieri è solo ed esclusivamente il bel sedere); Nora, che compare per meno di cinque minuti, mentre nel libro aveva un ruolo notevole; e anche i protagonisti dell’omicidio.
Si salva Isabella Ragonese, bravissima anche lei a rendere davvero commoventi le scene tra Rocco e Marina (soprattutto se avete letto i libri).

Si può basare un’intera serie tv sulla bravura di uno solo dei suoi protagonisti? Secondo me, no. E infatti Marco Giallini mangia tutti gli altri.



LA FEDELTÀ AL LIBRO
Fedele è fedele. Quasi troppo, verrebbe da dire. Perché, per inserire dentro alla puntata tutte le cose che succedono nel libro, molte sono state solo accennate, abbozzate, rendendole a volte incomprensibili, a volte semplicemente inutili.
È ovvio che è impossibile far stare in una trasposizione televisiva di due ore tutto quello che c’è in un libro di 275 pagine. E quindi forse qualcosa avrebbe potuto essere sacrificato… o si fa bene o non si fa, insomma. (Per esempio, ha reso pochissimo la scena del tir che Rocco, Sebastiano e Italo fermano una sera per smerciare quello che ci dovrebbe essere dentro… e quella nel libro era una scena importante, anche per capire meglio il carattere di Rocco).
Anche lo svolgimento della trama principale (di cui non vi dico nulla, tranquilli, così se non avete visto la serie o letto il libro non avete problemi) è stato un po’ troppo frettoloso e, secondo me, non del tutto comprensibile. Ho capito cosa è successo, ho capito chi è stato, ma in tv viene reso talmente tanto in fretta che arrivi alla fine e pensi “aspetta, siamo già qui?”.
E poi, come dicevo prima, c’è il discorso personaggi. Anche loro solo abbozzati (con alcuni riferimenti incomprensibili o precisati solo con una frasetta in mezzo alle altre) e, in qualche modo, rovinati.

LA REGIA, I DETTAGLI E ALTRE COSE BUFFE
L’atmosfera valdostana del libro viene ricreata perfettamente anche nella serie. Il problema, però, è che ci sono molti dettagli e molte scene un pochino strane, e a volte anche ridicole.
Tipo il momento in cui Rocco, Italo e il maestro di sci sono sulla motoslitta, che si vede lontano un miglio essere finta (ma ci può stare, per carità) e, soprattutto, fatta male.
Oppure il fatto che Rocco in una scena abbia la barba e in quella immediatamente dopo non ce l’abbia più. E una cosa simile succede anche con le scarpe (scende dall’auto con gli scarponcini e sale sul tetto con le Clarks) e con la neve nei dintorni (vi assicuro che quando nevica in Valle d'Aosta come nelle prime scene della puntata, difficilmente dopo due giorni la neve è andata via tutta).
E poi, ma qui forse è colpa mia, a volte non riuscivo a capire che cosa dicessero i vari personaggi. (Per non parlare della questione accento valdostano, completamente ignorato).


IL MIO GIUDIZIO FINALE
Marco Giallini vale tutta la serie. Lui e le scene con Marina.
Senza di lui, temo che farebbe un pochino pena. Lui, con la sua eccezionale bravura, con il suo essere davvero Rocco Schiavone, riesce a salvare quasi sempre il tutto, anche se a volte la noia e il piattume prendono il sopravvento.
Non so se la percezione cambia se si ha letto il libro oppure no. Il mio compagno, seduto accanto a me per tutta la serata (quanta pazienza che hai, amore!), il libro non l’ha letto e la serie lo ha convinto ancora meno di quanto non abbia convinto me.
E quindi non lo so. Sicuramente guarderò anche le altre puntate (venerdì 11 c'è quella tratta da La costola di Adamo, uno dei miei preferiti della serie di Manzini), un po' perché magari migliorano, un po' perché rimane sempre Rocco Schiavone. E sicuramente da una fiction Rai non ci si poteva forse aspettare molto di più.

Però, ecco, i libri ancora una volta sono davvero un’altra cosa.

mercoledì 9 novembre 2016

LA SOGNATRICE DI OSTENDA - Eric-Emmanuel Schmitt

«Mi sto consolando piuttosto in fretta dal mio cruccio parigino. Ciò vuol dire che non ho poi perduto granché troncando quella storia. Ricorda cosa mi ha detto? Che è possibile rimettersi solo dalle cose poco importanti. E che da un amore totale non ci si riprende mai».
«Una volta ho visto un fulmine colpire un albero, e mi sono sentita molto vicina a quell'albero. Arriva un momento in cui bruciamo, ed è intenso, meraviglioso. Dopo, non resta che cenere».
Si girò verso il mare.
«Non si è mai visto un ceppo, anche vivo, ridare corpo a un albero intero».

Ogni volta che sento qualcuno dire “no, io non leggo i racconti, perché non mi coinvolgono tanto quanto i romanzi”, mi viene da pensare sempre che non abbiano mai letto i racconti giusti. Certo, poi è anche una questione di gusti, di percezione della lettura legata alla lunghezza del testo. Però, ecco, in generale, secondo me è perché non hanno mai letto un racconto ben fatto.

Come lo sono, per esempio, quelli dello scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt, le cui opere, divise tra romanzi e raccolte di racconti, sono pubblicate in Italia da edizioni e/o. 
Ho scoperto questo autore quasi per caso, acquistando a scatola chiusa Concerto in memoria di un angelo. Me ne sono poi follemente innamorata leggendo Odette Toulemonde e ho mantenuto viva questa passione con L’amore invisibile. Tre raccolte di racconti, tra cui fatico a scegliere la mia preferita.

Anche perché adesso si è inserito anche La sognatrice di Ostenda. Di nuovo una raccolta di racconti, di nuovo cinque storie raccontate in non più di settanta pagine ciascuna (la più lunga, quella che dà il titolo alla raccolta, ma le altre molte meno) che sono riuscite, ancora una volta, a conquistarmi totalmente.

C’è questa donna, La sognatrice di Ostenda appunto, che, ormai anziana e su una sedia a rotelle, racconta a un visitatore il grande amore della sua vita, sebbene tutti, in famiglia, siano convinti che lei non abbia amato mai. 
Ce n’è un’altra, in Delitto perfetto, che decide di liberarsi del marito, perché convinta che l’enorme amore che lui riversa su di lei sia troppo grande, troppo bello per essere vero, ed è stanca di essere presa in giro.
Ce n’è una terza, in La guarigione, che di mestiere fa l’infermiera e che non è mai stata capace di amare se stessa e il suo aspetto. Finché non arriva un paziente, cieco e in fin di vita, che l’aiuta a capire quanto sia bella.
Poi si arriva al quarto racconto, Cattive letture, che in realtà io ho letto per primo, una sera prima di dormire mentre cercavo qualcosa di non troppo lungo da leggere. Qui il protagonista è uomo di lettere, che però legge solo saggi, perché i romanzi e le opere di fantasia non sono che una perdita di tempo. Finché si ritrova a leggerne uno e a lasciarsi coinvolgere talmente tanto da non distinguere più la realtà.
La raccolta si chiude con la storia di un’altra donna, La donna con il bouquet, che tutti i giorni, da quindici anni, va alla stazione con un mazzo di fiori per aspettare l’arrivo di qualcuno.

« Ti giuro che è vero. Ogni giorno, da tre lustri. Forse anche di più, visto che ognuno, prima di notare la sua presenza, impiega degli anni. Di conseguenza anche il primo... Tu, per esempio, sono tre anni che vieni a Zurigo e me ne parli solo oggi. Come niente, sta qui da venti o trent'anni... Qualcuno ha provato a chiederle cosa aspetti, ma lei non ha mai dato risposta».
«E ha fatto bene» osservai. «D'altronde, chi può rispondere a una domanda del genere?».

Di Eric-Emmanuel Schmitt adoro lo stile, la poesia che impiega nel narrare le storie che racconta, anche quelle più disparate o più macabre, ma, soprattutto, il modo in cui descrive e delinea i personaggi, con le loro fragilità, le loro debolezze, la loro incredibile umanità.
Per non parlare della facilità con cui questo autore riesce a passare dal parlare d'amore (soprattutto in La sognatrice di Ostenda, che è davvero un racconto molto dolce, ma anche in La donna del bouquet) agli omicidi... che è una cosa che pochissimi scrittori sono in grado di fare.

Insomma, se non avete mai letto racconti o ci avete provato e non vi sono piaciuti, vi suggerisco di ritentare con una delle raccolte di Eric-Emmanuel Schmitt. E La sognatrice di Ostenda è decisamente un buon punto di inizio, per imparare a conoscere questo scrittore francese, ma anche per iniziare ad amare i racconti.

Titolo: La sognatrice di Ostenda
Autore: Eric-Emmanuel Schmitt
Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
Pagine: 209
Editore: e/o
Anno: 2008
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formato brossura: La sognatrice di Ostenda